Piccoli cambiamenti quotidiani

Cercare di integrarsi in un paese nuovo non è mai facile: possono volerci anni prima di riuscire ad adattarsi del tutto a determinate differenze, specialmente se di mole notevole come lingua e forma mentis. Tuttavia, esistono elementi di diversità che è possibile far propri quasi immediatamente.

Riguardo la parte “meno impegnativa” di ciò che ho dovuto modificare nella mia vita di tutti i giorni una volta trasferitami a Stoccolma, queste sono alcune delle abitudini da me adottate, di quelle messe da parte, di ciò che ho fatto mio delle stile di vita svedese e di ciò a cui ho dovuto rinunciare:

● Niente scarpe in casa

Certamente nulla di nuovo per chiunque sia entrat* in contatto con diverse culture durante i propri soggiorni all’estero: in Svezia, così come in molti altri paesi esteri, non si indossano le scarpe in casa. La motivazione addotta più frequentemente è, da un punto di vista generale, la volontà di non spargere all’interno delle abitazioni lo sporco proveniente dagli ambienti esterni; nello specifico, si tratta perlopiù di un modo come un altro per evitare di portare dentro casa eventuali rimasugli di neve, fango e altre amenità simili. Fatto salvo che le pantofole esistono anche qui e che all’interno di altri locali chiusi (bar, uffici, centri commerciali, ecc.) ognuno mantiene le proprie calzature (al massimo si cambiano con qualcosa di più pulito), la regola è valida anche per gli ospiti: via le scarpe se si va a trovare qualcuno e, di rimando, è bene mostrare a chiunque sia in visita un’area (generalmente accanto all’ingresso) in cui lasciare le proprie calzature.
Personalmente, adoro quest’usanza e mi piacerebbe che si diffondesse anche in Italia, sebbene, per quanto mi sembra di capire, molti considererebbero cattiva educazione la richiesta di togliere le scarpe da parte di chi si va a trovare. Pazienza.

blue boots classic comfort
Photo by Pixabay on Pexels.com

● Andare in giro vestita come mi pare

Tanto per rimanere in tema vestiario, qui a Stoccolma noto una varietà davvero ampia nelle scelte stilistiche personali. Premesso che la maggior parte di chi risiede ha sempre un che di “sofisticato” o comunque di molto curato (a prescindere dal fatto che la tenuta in questione possa piacere o meno), non è per niente raro vedere chiome di tutte le forme e colori, nonché piercing, tatuaggi, abiti dalle tinte appariscenti (talvolta una dozzina, tutte insieme) o dai modelli molto poco “ortodossi” (giaccone dal pelo lungo in perfetto stile “pecoraio”? Ce l’abbiamo! Camicione fucsia leopardato infilato all’interno dei pantaloni solo per metà? Presente!). La questione non riguarda solo i/le più giovani, dal momento che nemmeno le persone più anziane sembrano farsi troppi problemi a seguire le tendenze più strampalate. E, al contrario di quanto si potrebbe pensare, questa variegatissima espressione di sé non sembra precludere l’accesso a determinati mestieri: ho visto cassieri, così come commesse di boutique rinomate, presentatrici televisive e agenti di polizia sfoggiare septum tanto quanto tatuaggi dalla grandezza di arti interi senza problemi di sorta. Neanche a dirlo, nessuno viene importunat* per via di ciò che indossa. Amo questo livello di libertà di espressione e apprezzo, soprattutto, la mancanza di canoni rigidi nel vestiario delle persone meno giovani: gli abiti che piacciono, piacciono indipendentemente dall’età e nessuno dovrebbe sentirsi a disagio per questo. Per quanto mi riguarda, trovo liberatorio sapere che, indipendentemente da quanto ridicola possa sentirmi indossando un certo capo o con un nuovo taglio di capelli, a nessuno importa niente e non avrò mai problemi al riguardo.

woman holding green and red leather handbag
Photo by Godisable Jacob on Pexels.com

● Cambiare promozione telefonica ogni mese

I mobilabonnemang (quelli che in Italia chiamiamo per lo più “promozioni a rinnovo automatico”) sono l’opzione più diffusa in Svezia. Questi abbonamenti telefonici funzionano esattamente come in Italia: ogni mese si paga una certa somma per avere accesso a un determinato piano tariffario e, allo scadere del periodo di utilizzo, scatta l’addebito per il periodo successivo. Ciò che invece funziona in modo diverso è la cosiddetta SIM ricaricabile, qui chiamata kontantkort. Cos’ha di speciale? Prima di tutto, si può acquistare anche in assenza di personnummer, opzione non valida per i mobilabonnemang e motivo per cui risulta particolarmente popolare fra gli expat residenti. In secondo luogo, si può “ricaricare” ogni mese a seconda del piano tariffario del quale si intende usufruire: a differenza degli abbonamenti telefonici, non è previsto alcun rinnovo automatico ed è possibile cambiare piano tariffario ogni mese a seconda delle esigenze, così come non attivare alcun piano tariffario in particolare se lo si desidera. Ho apprezzato la versatilità della mia kontantkort durante il mio rientro natalizio in Italia: sebbene il piano tariffario (meno costoso) che utilizzo normalmente non includa traffico estero, passare ad un piano diverso per l’occasione è stato estremamente semplice e non ha richiesto che scomodassi customer service o chissà che altro. È bastato recarmi, come di consueto, al più vicino Pressbyrån e ricaricare la SIM con l’opzione da me scelta.

oneplus smartphone black and white sim
Photo by Silvie Lindemann on Pexels.com

● Dare del “tu” a tutti

Che si tratti del proprio capo, del proprio migliore amico, dei suoceri o della vicina di casa che fa di tutto pur di non incrociare nessuno sul pianerottolo, è del tutto normale rivolgersi agli Svedesi dando loro del “tu” indipendentemente dal grado di confidenza o formalità. Molto spesso ci si presenta omettendo il cognome (ed evitando formule del tipo “Sig./Sig.ra X”), ci si dà una stretta di mano e poi si prosegue la conversazione utilizzando i pronomi du (“tu”), dig (“te”) e din (“tuo/a/oi/ue”). Eccezione alla regola: i reali svedesi, ai quali ci si rivolge utilizzando la formula Ers Majestät (“Vostra Maestà”).

two people shaking their hands
Photo by Oleg Magni on Pexels.com

● Il magico ecosistema solitario dei mezzi pubblici

C’è una sorta di regola non scritta, qui a Stoccolma: si interagisce il meno possibile sui mezzi pubblici. Dire che nessuno scambi mai due chiacchiere o che il tragitto avvenga nel più assoluto silenzio sarebbe esagerato, dato che c’è sempre la classica persona impegnata in una chilometrica e altrettanto rumorosa conversazione telefonica (solitamente ignara dell’odio generale che tutti provano in segreto nei suoi confronti). Tuttavia, chi non conversa al telefono di solito s’intrattiene col cellulare in altri modi: giochi, serie TV, e-book, e chi più ne ha, più ne metta. C’è anche chi si porta dietro ingombranti mattoni letterari da fare invidia alla Bibbia, e non è raro scorgere passeggeri intenti a dormire nella più beata calma. La regola è sempre una: disturbare il meno possibile. Nessuno considera maleducazione farsi gli affari propri sulla metro, neanche in presenza di conoscenti o amici: al contrario, è più probabile che si venga malvisti nel tentativo di forzare chiacchiere sul tempo o altri argomenti di circostanza solo perché ci si sente in dovere di farlo.

four persons sitting on yellow leather padded bench
Photo by rawpixel.com on Pexels.com

● L’ipnosi da schermo del cellulare

La storia del farsi i fatti propri va, per forza di cose, di pari passo con l’utilizzo del cellulare. Detto ciò, è pur vero che l’ossessione per l’aggeggio elettronico supera di gran lunga i livelli che ho avuto modo di osservare in altre città europee. A Stoccolma, la gente cammina per strada mentre finisce di guardare la serie TV precedentemente iniziate sul treno, senza curarsi di chi o cosa abbia davanti, neanche se dovesse esserci un burrone; neanche a dirlo, tale scelta deambulatoria non ha grandi benefici pratici, dal momento che molte (troppe) persone non fanno che intralciare il tragitto altrui per via della propria lentezza o delle strane traiettorie causate dall’incapacità di vedere a un palmo dal proprio naso.

access adult blur business
Photo by Pixabay on Pexels.com

● Gioco d’azzardo come se fosse acqua

Le pubblicità per i casinò online sono praticamente ovunque. Guardare la TV equivale al sorbirsi qualcosa come settecentocinquanta spot diversi sul gioco d’azzardo (ognuno riguardante siti sempre nuovi, seppur identici in sostanza). I mezzi pubblici, dal canto loro, sono letteralmente infestati dalla continua e martellante pubblicità sull’argomento:
“Vincite sul tuo conto prima della prossima fermata!”, “Bonus di millemila corone per i nuovi clienti!”, “Casinò X, il casinò più Y che c’è!”, e così via.
Non so bene quanto quest’insistenza pubblicitaria rifletta le reali abitudini di gioco degli Svedesi, ma è pur certo che il gioco d’azzardo sembra essere un argomento per nulla tabù. Sebbene sia difficile fare paragoni diretti con l’Italia, specialmente adesso che gli spot televisivi al riguardo sono stati vietati, non c’è dubbio che lo stigma sociale che normalmente accompagna l’intero ambiente sembra semplicemente non esistere qui in Svezia: ho una moltitudine di colleghi che hanno lavorato o che non avrebbero problemi a lavorare nel settore, per non parlare di quelli che hanno in cantiere il proprio casinò online personale (mica scemi!). Ammetto di essere fortemente prevenuta sulla questione: il gioco d’azzardo non riflette la mia idea di divertimento e nel mio immaginario si tratta di un’attività troppo spesso legata al malaffare che trae profitto dal meccanismo d’induzione alla dipendenza dei suoi clienti. Certamente, la questione è molto più complessa di così e la mia rimane sempre e comunque un’opinione personale. Tuttavia, a prescindere da ciò, trovo quest’incessante “chiamata al tavolo da gioco” davvero fastidiosa, se non altro per la frequenza e onnipresenza.

person playing poker
Photo by Drew Rae on Pexels.com

● La non così ovvia dipendenza dal sole

Gli Svedesi sono un popolo abituato a vivere nel buio pressoché totale per metà dell’anno. Immersi nella propria routine quotidiana, il fattore luce naturale non sembra scomporli più di tanto, perché tanto c’è sempre qualcosa di cui occuparsi. Poco importa che a Gennaio il sole sembri un lontano ricordo, o che le poche ore di luce risultino sempre soffocate da un’eterna cortina di nuvole grigie in cielo. Quanto stoicismo! Per non parlare di quanto sia ammirevole quest’abilità nel non farsi influenzare dalle condizioni atmosferiche, giusto?
Sbagliato.
Avranno pur fatto i calli al maltempo, ma gli Svedesi reagiscono alla presenza del sole in un modo incredibilmente… tenero, per mancanza di termini più appropriati. Quando il sole decide di far capolino, l’intera popolazione di Stoccolma si riversa per le strade della città per accamparsi sul primo fazzoletto di terra a portata di mano e godersi il sole. Se denudarsi quasi completamente può giovare alla causa, be’… così sia. A volte, specialmente in inverno, può anche capitare di imbattersi in qualche Svedese che se ne sta lì impalato sul marciapiede, completamente fermo, rivolto verso il sole e con gli occhi socchiusi. Da Italiana, trovo tutto ciò molto divertente, ma devo ammettere di starmi facendo contagiare.

Svedesi in totali adorazione del sole
Credits: Sofie Wiklund/TT

Mi fermo qui, anche se ci sarebbe ancora molto da dire.
Per chi vive in Svezia, aggiungereste qualcosa alla lista? E per chi vive in Italia (o altrove), ci sono aspetti da me descritti che vi hanno sorpreso?

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