Perché mi trasferisco

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Chi sono? E, soprattutto, perché mi trasferisco in Svezia?

Inizierò col dire che, almeno al momento, preferisco il conforto dell’anonimato.
La ragione è molto semplice: trovo che essere riconoscibile renda molto più difficile, almeno nel mio caso, condividere onestamente certi aspetti di questa esperienza. Sono una persona e, in quanto tale, il mio percorso è un continuo intreccio di vicessitudini e relazioni umane. Come tutti gli expat, ho un “passato” che ha avuto luogo prima del fatidico trasferimento, ed esattamente come tutti gli altri, le mie vicende future si riempirannno di personaggi non ancora conosciuti e “terre” inesplorate, siano queste letterali o metaforiche. È inevitabile che prima o poi mi ritrovi a dover menzionare qualcuna di queste figure, nuove e vecchie, e certamente mi aspetto di essere facilmente riconoscibile per chiunque mi conosca da tempo e abbia interesse sufficiente a seguire ciò che faccio senza contattarmi direttamente.

Sono consapevole di quanto ridicolo e paranoico suoni tutto ciò. Dopotutto, potreste dirmi: perché mettere tutto nero su bianco e, per di più, lasciarlo in balia di Internet, se davvero non vuoi che nessuno dei tuoi conoscenti metta piede su questo blog? Questo è, senza ombra di dubbio, un interrogativo legittimo. Il punto è che, al momento, sento davvero il bisogno di condividere ciò che penso senza sentirmi perennemente sotto lo sguardo inquisitore di chi è sempre pront* a dispensare giudizi non richiesti o di chi, in maniera ancora più subdola, s’interessa maliziosamente alle vicende altrui e cerca di scavare quanto più possibile nelle loro vite per poter, in un qualche modo, trarre vantaggio dalle loro esperienze ed errori senza dar nulla in cambio (assumendo, tra l’altro, un atteggiamento paternalistico nei loro confronti).

Insomma, tutta questa lungaggine serve semplicemente a spiegare che l’anonimato ha un suo perché.
Ciò non mi impedisce, comunque, di elaborare in modo più chiaro sulle ragioni che mi hanno portato ad acquistare un biglietto di sola andata per Stoccolma.

Mi trasferisco, fondamentalmente, perché il mio partner è svedese. Dopo una relazione a distanza di diversi anni, e viste e considerate le rispettive situazioni economiche e lavorative, entrambi riteniamo che un mio trasferimento a Stoccolma sia lo scenario migliore. Dopotutto, in Italia non lascio alle spalle nessun tipo di impiego stabile, bensì soltanto degli studi universitari conclusi di recente. Al di là delle ragioni economiche, però, non avrei mai preso in considerazione un trasferimento in Svezia se non mi fossi ritenuta almeno un minimo in sintonia con il sistema di valori svedesi: apprezzo, fra le altre cose, il rispetto per la diversità, l’enfasi sulla parità di genere, la mancanza di eccessiva interdipendenza fra gli individui, la laicità (applicata) dello Stato, e la filosofia lagom (che significa letteralmente “nella giusta misura”, ovvero un approccio equilibrato nei confronti della vita, idealmente priva di eccessi ma non per questo fatta di privazioni).

Cos’altro posso dire di me? Parto dall’Italia con un’ottima conoscenza dell’Inglese, senza la quale nulla di ciò che sto facendo avrebbe motivo di coinvolgermi. Ho iniziato a studiare Svedese dopo aver conosciuto il mio partner, cercando di barcamenarmi fra le risorse disponibili da autodidatta e dovendone intervallare lo studio secondo il ritmo scandito dagli impegni universitari. Ad oggi fluttuo senza troppo imbarazzo fra un livello A2 e un B1, ovvero con una conoscenza abbastanza completa della grammatica di base, ma con fortissime carenze di vocabolario, pochissimo esercizio “sul campo” e infinite difficoltà nella comprensione orale.

Oltre tutto ciò, al momento mi ritrovo in questo limbo d’attesa nei giorni prima della partenza. Fortunatamente ho ancora abbastanza tempo per scrivere, sebbene questi ultimi ritagli di tempo passati in territorio italiano vengano rosicchiati, di giorno in giorno, da acquisti e operazioni last-minute, nonché da parenti e amici da salutare. A fare da cornice al tutto, delle simpatiche disavventure col corriere che dovrebbe spedire i miei bagagli e la pila di abiti, oggetti e cianfrusaglie varie che torreggia pericolosamente sull’unica valigia che porterò con me in aereo.