Tre mesi o poco più

Primi di Dicembre: Natale (quasi) alle porte, temperature in costante discesa, e tre mesi di Svezia già alle spalle.

Meteo 28 Novembre 2018, Stoccolma

Che dire? Il tempo vola.
Sono stata impegnatissima con il corso di formazione che ho iniziato a frequentare agli inizi di Settembre (ne avevo accennato un po’ qui, per chi non ricordasse) , al punto da non trovare nemmeno il tempo per respirare. Per quanto mi sia sforzata di scrivere (o fare qualsiasi attività che non avesse a che vedere con il collassare sul letto a causa dello sfinimento), non sono davvero riuscita a trovare l’energia fisica e/o mentale per farlo.

Paradossalmente, la situazione sembra essersi stabilizzata proprio durante le ultime due settimane, ovvero quelle dedicate al “progetto finale” da consegnare prima del “diploma”. Dopo i ritmi massacranti di questi ultimi tre mesi (costellati di esami, momenti di tensione, nonché di continui cambi dell’argomento all’ordine del giorno), è finalmente giunto il momento di dimostrare che, sì, noi studenti abbiamo imparato a fare quel che faremo da consulenti e che possiamo cavarcela da soli. Risultato? Adesso posso arrivare in ufficio con la certezza di rivedere ciò a cui ho lavorato i giorni precedenti, sapendo, tra l’altro, che rivedrò le medesime cose il giorno seguente. Ciò mi permette di strutturare le mie giornate in modo sensato, senza sentirmi costantemente in lotta contro il tempo e con una spada di Damocle sopra la testa.

Senza voler reiterare troppo, questo periodo è stato infinitamente stressante e sono contenta che sia giunto al termine. Oltre al tempo e all’energia richiesti giornalmente per partecipare al corso (le cui tempistiche sono equivalenti a quelle di un lavoro a tempo pieno, ma senza alcuna retribuzione), ho trovato estremamente fastidiosa l’impossibilità di concentrarmi sul miglioramento del mio Svedese (data la mancanza di tempo libero ed energia). Tuttavia, è stato un sacrificio assolutamente necessario per uscire dal circolo vizioso di cui, altrimenti, sarei rimasta prigioniera per ben più a lungo: niente lavoro, quindi niente personnummer, e di conseguenza niente corsi gratuiti (quelli privati sono esclusi in partenza dall’attuale carenza di entrate).

Nonostante questi particolari meno gradevoli, mi ritengo comunque estremamente fortunata, dal momento che inizierò a svolgere il mio lavoro presso un’azienda esterna a partire dal prossimo lunedì. Sperando, quindi, di non combinare disastri di dimensioni titaniche nel mentre, mi permetto di essere un tantino più speranzosa riguardo alla possibilità non troppo lontana di avere il tempo di concentrarmi anche su qualcos’altro, oltre che sul lavoro.

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Cambiando argomento, qualche settimana fa ho acquistato un biglietto di andata e ritorno per la mia città di origine, che visiterò durante il periodo natalizio. Neanche a dirlo, ho dovuto sborsare più di 600€ per un volo con millemila scali e solo con bagaglio a mano. Per chi se lo stesse chiedendo, io sono una di quelli che visitano i siti delle compagnie aeree esclusivamente con navigazione in incognito, senza cookie precedentemente impostati, e durante i periodi generalmente ritenuti più convenienti all’acquisto (fra novanta e sessanta giorni prima della data del volo). Nonostante tutte queste accortezze, i prezzi sono rimasti proibitivi e mi sono, infine, dovuta rassegnare al furto all’acquisto.

Spero comunque di poter aggiungere un bagaglio in stiva, dato che mi piacerebbe portare qualcosa ai miei familiari (regali di Natale? Souvenir? Ancora non so) e, viceversa, portare dall’Italia certi articoli non reperibili in Svezia: uno fra tutti, l’orzo solubile. Vorrei tanto berlo durante le mattine d’inverno, un po’ perché non bevo caffè e un po’ perché non so quanto sia sano trangugiare tazze di tè ogni cinque minuti (che è ciò che faccio attualmente). Un po’ di varietà, perdinci!

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Riguardo alla questione personnummer, avevo menzionato in precedenza che avrei fatto un nuovo tentativo di richiesta proprio nel corso del mese appena trascorso. Ebbene, così è stato: quattro settimane fa ho firmato il contratto con il mio datore di lavoro principale e, il primo giorno utile, mi sono recata a Skatteverket per presentare una nuova richiesta. Tutto è sembrato filare liscio stavolta, se non fosse per il fatto che sto ancora aspettando il responso (che dovrebbe arrivare via posta) e spero davvero non ci voglia un’eternità. A questo punto, non mi infastidirebbe nemmeno troppo il dover aspettare un’altra settimana o due, ma pare che l’azienda per cui inizierò l’attività di consulenza necessiti del magico numerino per ordinare i miei strumenti di lavoro. Quindi, speriamo davvero che non ci siano intoppi di alcuna sorta e che il tutto possa arrivare il prima possibile.

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Il sentiero che conduce a Skinnarviksberget

Per chiudere, vorrei scrivere due paroline sugli angoli di Stoccolma in cui ho trascorso alcune ore del mio (poco) tempo libero nell’ultimo periodo. Si tratta per lo più di parchi e punti panoramici, e non vedo l’ora che le temperature si addolciscano per poterli visitare nuovamente.

Il primo è Tantolunden: si tratta di un parco bagnato dal mare e situato sull’estremità occidentale dell’isola di Södermalm, nei pressi di Hornstull (una delle fermate della metro).
È parecchio grande e quasi sempre allietato da visitatori, siano questi pensionati, atleti, adolescenti, o genitori con bambini. È, senza ombra di dubbio, il luogo ideale per passeggiate rilassanti o altri tipi di attività ricreative, come picnic ed esercizio fisico all’aria aperta. È dotato di panchine, accesso facilitato per persone diversamente abili, e attrezzi per svolgere attività fisica. Non ho ancora avuto il piacere di visitarlo durante l’inverno, ma, secondo Visit Stockholm, Tantolunden è un punto di ritrovo molto popolare anche fra coloro che amano andare in slittino sulla neve, data la pendenza creata dall’iconica collina.

Tantolunden
Tantolunden durante una giornata d’autunno
Tantolunden in inverno
Tantolunden in inverno – Adam Grimshaw (Lonely Planet)

Un’altra destinazione con molto da offrire è Djurgården, un’isola nel cuore di Stoccolma raggiungibile tramite un ponte su Strandvägen a Östermalm (il lato est della città).
Per un certo periodo di tempo, Djurgården è stata territorio di caccia privato per la famiglia reale e tutt’oggi appartiene alla corona. Tuttavia, turisti e persone comuni possono accedere liberamente all’isola per visitare le molteplici attrazioni situate su di essa, fra cui il Museo Vasa, il Museo degli ABBA, il museo all’aperto Skansen, nonché il luna park Gröna Lund. Centri culturali a parte, Djurgården rimane comunque un luogo piacevolissimo anche per coloro che vogliono trascorrere del tempo in mezzo alla natura senza dover acquistare alcun biglietto.

Östermalm vista da Djurgården
Östermalm vista da Djurgården
Statua della dea della pace a Djurgården
Statua della dea della pace a Djurgården

Chiudo con Skinnarviksberget, uno dei miei luoghi preferiti di sempre.
Si tratta del punto naturale più alto a Stoccolma ed è situato in prossimità di Zinkensdamm a Södermalm. Da qui è possibile vedere dall’alto Gamla Stan (il centro storico), il municipio di Stoccolma, il distretto Kungsholmen, e altri luoghi d’interesse. Vista mozzafiato a parte, amo Skinnarviksberget per il meraviglioso circondario di stradine immerse nel verde che permettono di scendere giù fino al mare. Consigliatissima una visita al tramonto, preferibilmente in autunno o primavera, e una lenta passeggiata in discesa verso il lungomare.

Vista panoramica da Skinnarviksberget
Vista panoramica da Skinnarviksberget
Vista panoramica da Skinnarviksberget
Vista da Skinnarviksberget
Skinnarviksberget al tramonto
Skinnarviksberget al tramonto
Sentiero verso Skinnarviksberget
Sentiero verso Skinnarviksberget

Varie ed eventuali: sviluppi due settimane dopo il trasferimento

Sono a Stoccolma da due settimane e questo è il modo in cui si sono evoluti gli eventi rispetto al post precedente:

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  • Personnummer: dopo aver prenotato un appuntamento online, riempito il modulo apposito ed essermi presentata in loco con tutti i documenti necessari, l’impiegata di turno a Skatteverket è giunta alla conclusione che la mia situazione non soddisfa ancora i requisiti necessari all’assegnazione del codice fiscale. Sebbene lei stessa abbia ammesso che potrei tentare in altro modo e fare domanda in qualità di convivente (sambo) di un cittadino svedese, mi ha vivamente consigliato di evitare la procedura (che pare possa portare fino a nove mesi di attesa prima di un responso) e semplicemente rimandare la questione a quando sarò in possesso di un contratto di lavoro definitivo. Dato che questa sembra essere davvero la via più rapida e sicura, aspetterò fino ad allora prima di presentare una nuova richiesta a Skatteverket.
    Per ora non sei nessuno, ma non preoccuparti: avrai il tuo personnummer!“, ha concluso l’impiegata a mo’ di rassicurazione. E quindi aspettiamo.

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  • Bagagli: con notevole ritardo rispetto alle stime iniziali di Eurosender, ho ricevuto le mie valigie giovedì della scorsa settimana. Il corriere ha avvisato del suo arrivo tramite SMS il giorno precedente, chiedendo conferma della disponibilità alla ricezione dei colli e dando la possibilità di concordare un giorno diverso qualora fossi stata impegnata. Una volta ricevuto il tutto, ho notato che una delle mie valigie era stata sottoposta a ispezione alla dogana. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che, al momento di richiudere la valigia, chiunque stesse effettuando l’ispezione ha deciso di cambiare il codice del lucchetto TSA senza scrivere la nuova combinazione da nessuna parte. Ovviamente, quando ho provato a sbloccare la chiusura con il codice da me scelto prima della spedizione, la valigia è rimasta chiusa. Inizialmente ho pensato che il lucchetto fosse del tutto fuori uso, dato che nessuna delle combinazioni “prevedibili” sembrava funzionare. 000? 123? 555? Nulla, tutto serrato. D’altro canto, “perché mai dovrebbero aver impostato un codice a casaccio senza motivo?”, pensavo. Tuttavia, col passare delle ore, ho iniziato a ritenere l’ipotesi sempre più plausibile. E così, armata di pazienza e buona volontà, ho iniziato a provare tutte le combinazioni possibili una dopo l’altra, riuscendo a spuntarla dopo 730 tentativi. Meglio tardi che mai, eh.

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  • Il clima è ancora pressoché equivalente a quello italiano: le temperature non scendono mai al di sotto dei 10°C né, d’altro canto, osano spingersi più in là dei 23. Il sole non mi ha ancora del tutto abbandonata, sebbene il groviglio di nuvole grigie in cielo sia pressoché onnipresente. Non so se debba aspettarmi ondate di freddo glaciale all’improvviso, ma al momento me la cavo piuttosto bene con semplici indumenti da mezza stagione e un ombrello. Vestirsi a cipolla è la strategia migliore, dato che permette di utilizzare vestiti leggeri all’interno degli edifici e coprirsi maggiormente per andare fuori. Le giornate si stanno accorciando visibilmente: il sole tramonta intorno alle 19:30 e la notte è finalmente buia. Nulla a che vedere con le luminosissime notti di Giugno, che mi hanno tenuta sveglia ben più di una volta nel periodo precedente al mio trasferimento definitivo.

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  • A partire dal 3 Settembre, ho iniziato a fare la spola fra casa e “lavoro“. Uso le virgolette perché al momento si tratta più di formazione propedeutica che un impiego vero e proprio, sebbene sia tutto fortemente impostato in modo pratico e professionale. I primi giorni sono stati particolarmente ardui sia per me che per i miei ventinove colleghi neoassunti: abituarsi ad un ambiente nuovo e dover trascorrere otto ore al giorno con degli sconosciuti è uno sforzo sociale davvero notevole. Se poi mettiamo in conto il fatto che ognuno di noi debba fronteggiare concetti mai visti prima collaborando con persone appena incontrate, il quadro si complica ulteriormente. Ci sono stati giorni in cui ho pensato: “Non posso proprio farcela, devo essere particolarmente stupida per sentirmi così alienata“. Poi però ho ricevuto il conforto dei colleghi, altrettanto dispersi nella marea di nuove informazioni, nonché quello dei vertici dell’azienda: insieme agli istruttori, hanno offerto da bere a tutti nel finesettimana, cosa che ha disteso gli animi e rinvigorito lo spirito. Il clima è molto familiare, anche per via del fatto che qui in Svezia l’uso di titoli e onorifici è davvero malvisto e dare del tu a tutti è la regola. Non metto in dubbio che possano sopraggiungere nuove difficoltà, ma la situazione sembra comunque positiva.

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  • La lingua richiesta dalla mia professione è l’Inglese, motivo per cui non ho ancora modo di esercitare il mio Svedese come si deve. Nulla mi impedisce di praticarlo con il mio sambo, ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi: avere a disposizione una lingua comune rende quasi automatico passare all’Inglese ogniqualvolta si presentano problemi di comprensione dall’una o l’altra parte. Senza personnummer non posso accedere ai corsi SFI, e al momento non ho ancora risorse sufficienti a pagarmi corsi privati. Di conseguenza, considerando tra l’altro il pochissimo tempo a disposizione, l’unica cosa che posso fare è ascoltare: origliare le conversazioni dei passanti, dei passeggeri sul treno e cercare di espormi quanto più possibile alla lingua parlata. Quando posso, ascolto le notizie in Svedese semplificato tramite l’app Sveriges Radio Play. Non mi aspetto progressi immediati, ma la buona volontà c’è tutta.

Questo è il resoconto delle mie avventure fino a qui. Domani è lunedì, il che significa iniziare una nuova settimana di lezioni/lavoro. Ho ancora molto da sistemare e pochissimo tempo per farlo: fra le tante incombenze, acquistare mobili più capienti è una di quelle che mi preme di più. Non vedo l’ora di sbarazzarmi delle valigie che stazionano ancora in giro per casa.

“Ladies and gentlemen, welcome to Stockholm”

E così, sono finalmente giunta a Stoccolma.

Tramite un volo Norwegian decollato dall’Italia alle 13:00 del 24 Agosto, ho (ri)messo piede in terra svedese intorno alle 16:30. Tre ore prima della partenza, mi sono unita all’interminabile coda dietro al banco del check-in in quello che sembrava essere uno dei giorni più affollati di sempre. Immagino che molti stessero rientrando dalle vacanze, dato che da una semplice occhiata ci si poteva render conto di quanto stracolmo sarebbe stato il volo. Le mie aspettative non sono state deluse.

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Il tragitto in sé è stato molto tranquillo: sebbene le condizioni meteorologiche non fossero delle migliori, ci sono stati pochissimi momenti di turbolenza. Trovarsi qualcosa da fare per tre ore e mezza non è mai stata una delle mie attività preferite, ma qualsiasi prezzo è preferibile all’incubo che sono i voli di scalo. Così, ho cercato di ammazzare il tempo riprendendo uno di quei libri che leggo esclusivamente in volo, messaggiando con amici grazie al (finalmente funzionante) wi-fi offerto da Norwegian, e combattendo contro personaggi fittizi su un noto gioco da console. Momenti notevoli: il mio misero tentativo di comprare il pranzo sull’aereo fallito per via del mancato funzionamento di entrambe le mie carte di credito. Un inizio molto promettente, insomma.

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L’episodio ha incuriosito il passeggero seduto accanto a me, il quale s’è detto stupito dalla mia poca fortuna con il terminale POS. Anche lui italiano, emigrato in Svezia lo scorso inverno, si è dimostrato molto disponibile e disposto a dare una mano semmai fosse stato necessario. Pare che in passato avesse già vissuto a Stoccolma per tre anni, cosa facilmente intuibile dalla sua parlata svedese perfettamente fluida. Con una vaga vena di tristezza, mi ha confessato di aver svolto per molti anni in Italia il medesimo impiego che svolge tuttora in Svezia, senza però ricevere un briciolo del riconoscimento dimostrato invece dall’ambiente lavorativo svedese.

A questo punto, trovo necessario aprire una piccola parentesi: credo che nessun expat sia davvero felice di dover emigrare per questioni economiche. Allo stesso modo, sono abbastanza sicura del fatto che anche coloro che si trasferiscono per altre ragioni (o che comunque hanno una certa stabilità finanziaria) non facciano i salti di gioia nel sapere il proprio luogo d’origine in balìa di malaffare e pratiche controverse. Detto ciò, certamente la Svezia (né l'”estero”, come molti lo definiscono, come se si trattasse di un agglomerato senza distinzioni di sorta) non è l’Eldorado. Non lo è nessun paese, così come l’Italia non può essere etichettata negativamente sotto ogni aspetto in modo assoluto. Nel descrivere le caratteristiche positive della Svezia non intendo denigrare automaticamente l’Italia, né voglio dare ulteriore adito alla filosofia secondo cui qualsiasi paese straniero è sempre e comunque superiore all’Italia per il semplice fatto di essere “altro” rispetto ad essa (modo di pensare fin troppo comune fra i miei coetanei). Il mondo è un luogo complesso: inscriverlo in una visione tanto semplicistica non può che portare a spiacevoli sorprese. Ne consegue che emigrare senza alcuna cognizione di causa, seguendo ciecamente la scia del “all’estero è meglio!“, dà i risultati che bisogna aspettarsi dalle premesse fatte in precedenza. Chiusa parentesi.

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L’atterraggio è avvenuto ad Arlanda, l’aeroporto principale di Stoccolma. Ad accogliermi ho trovato una temperatura di 17°C, nubi grigie e pioggia leggera, cosa che mi ha fatto ringraziare la me stessa del post precedente per la correzione dell’ultimo momento ai bagagli. Insieme al mio partner, ho poi lasciato Arlanda tramite uno dei bus della compagnia Flygbussarna (sicuramente uno dei collegamenti più economici fra Arlanda e la città: un biglietto costa circa 10€ contro i 280 SEK, circa 26€, dell’Arlanda Express e i prezzi ancor più alti dei taxi). Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che siamo, in un qualche modo, saliti sul bus per la destinazione sbagliata: alla prima fermata utile, ci è quindi toccato scendere e prendere il tram. Ancora una volta, una delle mie carte di credito è stata rifiutata dal terminale dei biglietti, con mia immensa preoccupazione. Fortunatamente, l’altra carta mi ha permesso di completare la transazione senza problemi ulteriori e ho potuto, finalmente, raggiungere la mia destinazione.

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Per quanto riguarda gli eventi successivi, non c’è molto da dire. Ero già stata a Stoccolma diverse volte prima di trasferirmi definitivamente, quindi non ho fatto il classico giro del centro storico né tutte le altre tipiche attività turistiche. Ho voluto, invece, accertarmi immediatamente che la mia fosse stata semplice sfortuna e che fossi in grado di effettuare pagamenti al supermercato più vicino a casa, nonché presso vari negozi e locali. La buona notizia è che tutto sembra funzionare come si deve, quindi posso escludere danni fisici alle carte e altre ipotesi strettamente legate alla loro integrità. La cattiva è che non posso prevedere il verificarsi di nuovi problemi, dato che tutte le carte, a turno, sono state rifiutate nelle situazioni più disparate anche durante le mie visite precedenti.

Generalmente, dando per scontato che vi siano fondi sufficienti, tutte le carte del circuito Visa o Mastercard funzionano più o meno ovunque, ma, data la mia esperienza, pare ci sia sempre quella volta imprevedibile in cui la transazione non andrà a buon fine. Avere un metodo di pagamento alternativo risolve il problema il 90% delle volte, ma aprire un conto svedese è probabilmente la soluzione migliore. Per chi se lo stesse chiedendo, prelevare contanti qui a Stoccolma è una cattiva idea: di fatti, gli Svedesi odiano i contanti e alcuni esercizi non li accettano proprio, specialmente nelle grandi città.

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Ed eccoci al punto dolente: salvo eccezioni, per aprire un conto in banca in Svezia, così come per fare praticamente qualsiasi altra cosa, è necessario avere il codice fiscale svedese. Questa simpatica serie di cifre, altrimenti conosciuta come personnummer, è un codice identificativo assegnato dall’agenzia delle entrate svedese, Skatteverket. Avere un personnummer permette, fra le varie cose, di iscriversi ai corsi gratuiti di lingua svedese (SFI, Svenska För Invandrare), ma anche di iscriversi in palestra, di diventare membri dei programmi di sconti presso i vari esercizi commerciali, di usufruire dei servizi bibliotecari, di svolgere qualsiasi tipo di pratica burocratica… Insomma, probabilmente sono più rare le volte in cui non viene richiesto il personnummer che il contrario.

Di norma questo codice viene assegnato alla nascita, ma coloro che si trasferiscono in Svezia possono ottenerlo da Skatteverket in vari modi: quello più semplice è dimostrare di avere un contratto di lavoro della durata di almeno un anno; altrimenti, bisognerà provare di avere fondi sufficienti a mantenersi per un anno, congiuntamente ad un’assicurazione sanitaria onnicomprensiva; infine, si può ottenere il personnummer anche in qualità di studente o di coniuge/convivente/familiare di un/a cittadino/a svedese, premesso che la persona in questione dimostri di poter avere qualcun altro a carico. A grandi linee funziona così, ma per informazioni dettagliate è bene fare riferimento al sito ufficiale di Skatteverket.

In questo meraviglioso quadro burocratico, io non sono sicura della categoria in cui rientro. Ho, effettivamente, un contratto che potrei presentare a Skatteverket, ma si tratta di una situazione un po’ ambigua dato che prevede un periodo di formazione di tre mesi e, solo a Novembre, la firma di un contratto di lavoro vero e proprio per un impiego della durata di almeno un anno. Il contratto menziona anche un esame da sostenere dopo i tre mesi di formazione e, sebbene l’azienda mi abbia assicurato che si tratta di una mera formalità, non sono sicura che Skatteverket lo riterrà tale. Mal che vada, potrò comunque presentare una nuova richiesta di personnummer una volta firmato il contratto di lavoro vero e proprio, ma nel frattempo ho prenotato un appuntamento a Skatteverket per il prossimo venerdì. Dato il grado di frequenza nell’uso, preferirei ottenere il personnummer il prima possibile e credo che valga la pena provare a presentare il contratto di formazione di cui sono in possesso. Può darsi che sia sufficiente, chissà. Buona fortuna a me.