Consigli pratici per mantenere la sanità mentale prima di partire: come gestire il tempo

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Oggi mi sento in vena di dare qualche consiglio pratico a chiunque stia per intraprendere un’avventura, lunga o breve che sia, in terra straniera.

Forte di due esperienze Erasmus alle spalle, trovo essenziale ribadire determinati concetti soprattutto a me stessa, nonché a coloro che si trovano o si troveranno presto in una situazione analoga. Neanche a dirlo, la mia attuale condizione di circa-expat-non-ancora-a-destinazione non fa altro che ricordarmi quanto sia facile ricadere nei medesimi errori indipendentemente dal numero di “prove generali” fatte ed esperienza pregressa.

Ed ecco perché, prima di snocciolare qualsiasi altra perla di saggezza, vorrei illustrare la norma fondamentale, il principio teorico da cui scaturisce ogni altra buona pratica:

bisogna organizzarsi per tempo.

Per quanto suoni banale, l’apparente scontatezza di questo concetto rende ancor più necessario prestarvi la massima attenzione affinché lo si faccia davvero. La sua presunta banalità non dev’essere un lasciapassare per una politica del poi: al contrario, l’onnipresenza del “pianifica tutto per tempo!” nei vademecum di chi viaggia è frutto delle conseguenze derivanti da una preparazione tardiva e approssimativa. E, lasciatemelo dire, è di gran lunga più facile (e meno snervante) fronteggiare gli imprevisti quando non si è in lotta continua contro il tempo.

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Organizzarsi per tempo significa, prima di tutto, considerare il quadro generale. Bisogna porsi domande stupide del tipo: quando partirò? Quale sarà la mia destinazione? Quale stagione mi darà il benvenuto? Come si manifesterà la suddetta stagione nell’angolo di mondo che mi ospiterà? Insomma, domande di cui presumibilmente si conosce già la risposta. È sorprendente quanti dettagli possano sfuggire o essere sottovalutati, persino alcuni dall’impatto potenzialmente devastante.

Portando un esempio tratto della mia esperienza attuale, la settimana scorsa ho preparato i bagagli da spedire tramite corriere espresso. Avevo a disposizione due valigie di dimensioni colossali e una dalla capienza normale, seppur comuque tendente al gigantesco. C’era, poi, un’altra valigia di dimensioni di gran lunga inferiori destinata al trasporto in stiva sullo stesso aereo che mi porterà in Svezia.
In modo molto metodico, ho sistemato tutte le mie calzature nella valigia di dimensioni medie, per poi “imbottire” una delle maxi valigie con tutti i miei indumenti invernali, riempendo, infine, l’ultima valigia da spedire con indumenti estivi e adatti al mezzo tempo. Ho lasciato fuori soltanto un paio di jeans, qualche maglietta a maniche corte e delle scarpe di tela, tutti indumenti che avrei portato con me in aereo e che, nel malaugurato caso in cui il resto dei miei bagagli fosse arrivato in ritardo, avrebbero dovuto aiutarmi a “tamponarne” la mancanza.

Ho impiegato tre giorni per sistemare tutto. Pensavo di aver finito e di esser pronta alla spedizione, quando, due giorni dopo, mentre seguivo distrattamente il flusso dei miei pensieri, ho avuto un’improvvisa illuminazione: avevo sistemato in valigia tutti i miei indumenti invernali e impermeabili, lasciando fuori solo vestiti e calzature adatti a temperature estive (italiane).
Insomma: avevo ripartito il mio intero guardaroba fra le varie valigie seguendo automaticamente i criteri meteorologici di quei giorni (ovvero temperature sopra i trenta gradi amplificate da un’umidità asfissiante). Nonostante si trattasse di un contrasto tutt’altro che trascurabile, avevo in un qualche modo messo in secondo piano la differenza climatica fra Italia e Svezia. Ad esempio, non avevo considerato l’eventualità che potesse piovere e far freddo. Ho dovuto, quindi, disfare buona parte dei bagagli già pronti alla spedizione per assicurarmi di avere a disposizione scarpe e indumenti adatti a condizioni meteorologiche meno piacevoli.

high angle view of shoes
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Seppur a livello inconscio, credo che si tenda sempre a considerare la propria meta molto più simile al punto di partenza di quanto lo sia in realtà. Questo vale, chiaramente, per molto più del semplice preparare i bagagli. Per niente di meno, fare le valigie è uno dei tanti campi influenzati direttamente dalla mistica norma generale. Quindi, ripetiamolo ancora tutti insieme: no, i bagagli non vanno preparati all’ultimo momento. Bisogna, quanto meno, darsi un margine di uno o due giorni per eventuali ripensamenti e correzioni. Se non mi fossi lasciata del tempo extra a disposizione, mi sarei ritrovata sicuramente in balia della pioggia (la quale, tra l’altro, non ha per nulla aspettato che arrivassi in Svezia prima di farsi viva. È praticamente già autunno nella mia regione d’origine). Chiaramente, le tempistiche che ho indicato si riferiscono a chi, come me, porterà con sé solo vestiti ed oggetti di uso strettamente personale. Va da sé che, nel caso in cui si stiano imballando mobili, biciclette, o oggetti particolarmente voluminosi, uno o due giorni potrebbero non essere sufficienti.

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Gli aspetti generali del trasferimento (o permanenza temporanea) in terra straniera vanno, ovviamente, integrati con dettagli che variano a seconda delle proprie esigenze. La mia strategia per non dimenticare nulla consiste nell’annotare su un file di testo o su un bullet journal tutto ciò che mi viene in mente e di cui so di aver bisogno. A qualsiasi ora del giorno o ovunque mi trovi, se mi viene in mente qualcosa di nuovo, lo aggiungo alla lista già esistente. Questo non vuol dire fare un inventario dettagliatissimo del proprio guardaroba, dei propri libri, o di tutto ciò che si possiede: mi riferisco, invece, a cose molto specifiche, come medicinali di uso occasionale, cosmetici, oggetti per la cura del corpo e quant’altro possa servire (e che sia altrettanto facile da dimenticare, dato l’uso non frequentissimo o l’importanza secondaria).

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Ho utilizzato questo metodo diverse volte e finora ha sempre dato buoni risultati, ma è fondamentale iniziare ad annotare gli elementi ben prima della partenza affinché sia realmente efficace. Idealmente bisognerebbe iniziare circa un mese prima (i tempi variano a seconda della persona e delle circostanze), in modo da non dover aggiungere nulla di nuovo gli ultimissimi giorni. Va annotato anche tutto ciò che è da comprare o sostituire, seppur in una sezione a sé: neanche a dirlo, rimandare lo shopping di ciò che manca all’ultimo momento è una pessima idea. C’è anche da dire che, laddove le circostanze lo permettano, potrebbe essere preferibile comprare ciò che serve una volta giunti a destinazione, sempre ammesso che si tratti di beni reperibili.

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Potrei continuare all’infinito, dato che sono molti gli aspetti a cui pensare. Prenotare un corriere per spedire i bagagli? Andrebbe fatto almeno tre settimane prima (la prenotazione, intendo, non il ritiro effettivo): può capitare, infatti, che il servizio scelto non permetta di fissare il ritiro dei colli in date troppo vicine, e di certo nessuno vorrebbe mai constatare che la prima data utile è ormai fuori dalla propria portata, in quanto successiva alla partenza. Continuando sulla scia dei mai, il ritiro non dev’essere mai fissato il giorno immediatamente precedente al viaggio e, se possibile, sarebbe anche il caso di evitare venerdì o date prima dei giorni festivi. La ragione è molto semplice: se qualcosa dovesse andare storto, sarebbe impossibile sistemare la situazione con così poco tempo a disposizione.

Ho di recente sfidato la sorte e fissato il ritiro delle mie valigie per lo scorso venerdì: la legge di Murphy è subito entrata in azione e ha fatto in modo che il corriere non si presentasse, né avvisasse di aver avuto un contrattempo. Inutile dire che cercare di contattare la ditta in questione il venerdì sera (l’orario di ritiro finiva alle 18:30), il sabato e la domenica è stata una lotta contro i mulini a vento. Sono riuscita a tirarmi fuori da questa situazione esclusivamente perché Eurosender (il portale tramite cui avevo prenotato la spedizione e che si appoggia al suddetto corriere) ha miracolosamente risposto alla mia email di reclamo mandata il venerdì sera. Sabato mattina, uno dei loro addetti ha concordato un secondo tentativo di ritiro con il corriere italiano. E così, ieri, con quattro giorni di ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria, il corriere si è presentato alla mia porta e sono finalmente riuscita a spedire i miei bagagli (evviva!).

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Gli imprevisti capitano. Non sempre, per fortuna, ma è sempre bene avere del tempo extra a disposizione per poter trovare una soluzione. A volte, gli imprevisti hanno ripercussioni su tutti gli altri programmi, creando ritardi a catena e relegando certe operazioni, per forza di cose, all’ultimo minuto. Questo è esattamente quello che è successo a me: il mancato ritiro dei bagagli mi ha costretta a passare un’ulteriore giornata a casa ad attendere il corriere, una giornata durante la quale sarei potuta andare in banca e avrei potuto incontrare le ultime persone da salutare.

adult casual collection fashion
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A proposito di ciò, non è da sottovalutare il numero di persone che vorranno incontrarvi prima della vostra partenza, soprattutto se si starà via a lungo o ci si sta trasferendo a tempo indeterminato. Non mi riferisco a parenti e amici, bensì a tutti coloro che si faranno vivi esclusivamente in queste occasioni, come gli insospettabili conoscenti o amici di famiglia che improvvisamente vorranno salutarvi. Premesso che tutti abbiamo il sacrosanto diritto di dire di no, specialmente se le persone in questione pretendono grosse fette del nostro tempo immediatamente a ridosso della partenza, è bene fare in modo da avere ulteriore tempo a disposizione anche per far fronte a questo tipo di situazioni. Mi piace sempre cercare di avere almeno tre giorni liberi da qualsiasi impegno prima di partire, sebbene raramente riesca a raggiungere quest’obiettivo. Lo considero più come un’utopia a cui è sempre bene aspirare, giusto per avere un ulteriore margine di respiro e accettare, se mi va, di incontrare chi vorrebbe salutarmi di persona.

Ci sono, sicuramente, molti altri aspetti da tenere in considerazione prima di partire, ad esempio la validità dei propri documenti di viaggio, nonché la burocrazia e l’assistenza sanitaria nel paese d’arrivo. Gli aspetti di cui ho parlato in questo lunghissimo post sono, però, quelli con cui ho dovuto confrontarmi maggiormente in queste ultime settimane, aspetti che, per quanto pratici e talvolta spiccioli, richiedono comunque una dovuta organizzazione e gestione del tempo.

Perché mi trasferisco

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Chi sono? E, soprattutto, perché mi trasferisco in Svezia?

Inizierò col dire che, almeno al momento, preferisco il conforto dell’anonimato.
La ragione è molto semplice: trovo che essere riconoscibile renda molto più difficile, almeno nel mio caso, condividere onestamente certi aspetti di questa esperienza. Sono una persona e, in quanto tale, il mio percorso è un continuo intreccio di vicessitudini e relazioni umane. Come tutti gli expat, ho un “passato” che ha avuto luogo prima del fatidico trasferimento, ed esattamente come tutti gli altri, le mie vicende future si riempirannno di personaggi non ancora conosciuti e “terre” inesplorate, siano queste letterali o metaforiche. È inevitabile che prima o poi mi ritrovi a dover menzionare qualcuna di queste figure, nuove e vecchie, e certamente mi aspetto di essere facilmente riconoscibile per chiunque mi conosca da tempo e abbia interesse sufficiente a seguire ciò che faccio senza contattarmi direttamente.

Sono consapevole di quanto ridicolo e paranoico suoni tutto ciò. Dopotutto, potreste dirmi: perché mettere tutto nero su bianco e, per di più, lasciarlo in balia di Internet, se davvero non vuoi che nessuno dei tuoi conoscenti metta piede su questo blog? Questo è, senza ombra di dubbio, un interrogativo legittimo. Il punto è che, al momento, sento davvero il bisogno di condividere ciò che penso senza sentirmi perennemente sotto lo sguardo inquisitore di chi è sempre pront* a dispensare giudizi non richiesti o di chi, in maniera ancora più subdola, s’interessa maliziosamente alle vicende altrui e cerca di scavare quanto più possibile nelle loro vite per poter, in un qualche modo, trarre vantaggio dalle loro esperienze ed errori senza dar nulla in cambio (assumendo, tra l’altro, un atteggiamento paternalistico nei loro confronti).

Insomma, tutta questa lungaggine serve semplicemente a spiegare che l’anonimato ha un suo perché.
Ciò non mi impedisce, comunque, di elaborare in modo più chiaro sulle ragioni che mi hanno portato ad acquistare un biglietto di sola andata per Stoccolma.

Mi trasferisco, fondamentalmente, perché il mio partner è svedese. Dopo una relazione a distanza di diversi anni, e viste e considerate le rispettive situazioni economiche e lavorative, entrambi riteniamo che un mio trasferimento a Stoccolma sia lo scenario migliore. Dopotutto, in Italia non lascio alle spalle nessun tipo di impiego stabile, bensì soltanto degli studi universitari conclusi di recente. Al di là delle ragioni economiche, però, non avrei mai preso in considerazione un trasferimento in Svezia se non mi fossi ritenuta almeno un minimo in sintonia con il sistema di valori svedesi: apprezzo, fra le altre cose, il rispetto per la diversità, l’enfasi sulla parità di genere, la mancanza di eccessiva interdipendenza fra gli individui, la laicità (applicata) dello Stato, e la filosofia lagom (che significa letteralmente “nella giusta misura”, ovvero un approccio equilibrato nei confronti della vita, idealmente priva di eccessi ma non per questo fatta di privazioni).

Cos’altro posso dire di me? Parto dall’Italia con un’ottima conoscenza dell’Inglese, senza la quale nulla di ciò che sto facendo avrebbe motivo di coinvolgermi. Ho iniziato a studiare Svedese dopo aver conosciuto il mio partner, cercando di barcamenarmi fra le risorse disponibili da autodidatta e dovendone intervallare lo studio secondo il ritmo scandito dagli impegni universitari. Ad oggi fluttuo senza troppo imbarazzo fra un livello A2 e un B1, ovvero con una conoscenza abbastanza completa della grammatica di base, ma con fortissime carenze di vocabolario, pochissimo esercizio “sul campo” e infinite difficoltà nella comprensione orale.

Oltre tutto ciò, al momento mi ritrovo in questo limbo d’attesa nei giorni prima della partenza. Fortunatamente ho ancora abbastanza tempo per scrivere, sebbene questi ultimi ritagli di tempo passati in territorio italiano vengano rosicchiati, di giorno in giorno, da acquisti e operazioni last-minute, nonché da parenti e amici da salutare. A fare da cornice al tutto, delle simpatiche disavventure col corriere che dovrebbe spedire i miei bagagli e la pila di abiti, oggetti e cianfrusaglie varie che torreggia pericolosamente sull’unica valigia che porterò con me in aereo.

Si deve pur cominciare da qualche parte

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Sto per trasferirmi in Svezia.
Fra cinque giorni, diciannove ore, otto minuti e qualche secondo salirò su un aeromobile targato Norwegian e lascerò l’Italia con il mio biglietto di sola andata per Stoccolma.

“Oh, no. Un altro blog su vita, morte e miracoli di un paese a caso, magari con tanto di guida per aspiranti expat su come trasferirvisi e cosa mangiare per sopravvivere!”

Chissà, può darsi che questo blog diventi qualcosa del genere. Al momento, però, non è di certo questa la direzione che intendo seguire.
Prima di tutto, perché diverse persone hanno già fatto un ottimo lavoro in questo senso, raccogliendo una quantità considerevole di informazioni riguardo la cultura svedese, la burocrazia, la lingua, e tanto altro ancora.

Diario Nordico, ad esempio, potrebbe essere un sito interessante per chiunque voglia saperne di più su cultura e tradizioni svedesi. La sezione FAQ di Un Italiano in Svezia, dal canto suo, spiega egregiamente certe dinamiche dell’ambiente lavorativo svedese. I gruppi Facebook Italiani in Svezia e Svedese per te che parli italiano ─ Svenska för italiensktalande sono in grado di fornire, rispettivamente, informazioni su come trasferirsi concretamente in Svezia e spunti per imparare lo Svedese.

Insomma, il mio apporto non sarebbe, di certo, né essenziale né foriero di chissà quali verità nascoste che qualcun altro non abbia già rivelato.

Questo blog è principalmente un contenitore di pensieri, a volte personali e a volte di gusto puramente generale. Lo considero un modo per riordinare le idee e annotare le mie impressioni durante quello che ritengo essere un cambiamento piuttosto radicale della mia vita. Non posso promettere post ad intervalli regolari, dato che il trasferimento e il trimestre a seguire si prospettano densi di impegni e scartoffie da sbrigare. Tuttavia, farò del mio meglio per mantenere vivo questo blog and darvi un senso, qualunque esso sia.

Mi auguro che sia un viaggio piacevole tanto per me che per voi intenti a leggere.