Hur är det med mig?

Come da sempre risaputo, il tempo vola quando ci si diverte.
A dirla tutta, il tempo vola anche quando si ha un lavoro a tempo pieno e una capacità di conservare energia e motivazione fino alla fine della giornata pari a zero. Neanche a dirlo, nel mio caso si tratta per lo più della seconda.

E dunque, dato che è passato ormai quasi un anno dal fatidico trasferimento (sembra incredibile, lo so), poniamoci le solite domande di rito: come va? Come procede la mia vita qui in Svezia? Cosa ho fatto durante tutti questi mesi in cui non ho scritto neanche una riga?

Iniziamo col dire che, generalmente parlando, le cose procedono abbastanza bene. Non per ricalcare certi stereotipi, ma direi che è tutto abbastanza lagom: nulla di eccezionale e nulla di estremamente terribile, ma di tutto un po’.
Per fare un veloce riassunto degli eventi principali: durante i primi tre mesi di permanenza ho studiato per lavorare nel settore IT (periodo folle e stracolmo di stress), dopodiché ho firmato un contratto della durata di un anno presso un’azienda che ha i suoi uffici a Solna. A partire da quel momento, le mie giornate si sono svolte più o meno così (con qualche variazione di tanto in tanto, ma giusto per dare un’idea): sveglia alle sette, seconda sveglia alle sette e un quarto, toeletta mattutina e combo bus + pendeltåg per catapultarmi a Solna alle 8:40 circa; lavoro ininterrotto per circa otto ore, pendeltåg + bus fino a casa, commissioni varie (ad esempio spesa o roba da ritirare alla posta), preparazione della cena e faccende varie, sonnolenza inarrestabile e conseguente crollo sul letto, per poi ricominciare tutto da capo.

Come già detto, nulla di fantsmagorico, quanto piuttosto la monotona vita di una persona come un’altra. Cos’altro ho fatto che possa essere considerato degno di nota?
Ho ricevuto il personnummer, cosa che mi ha aperto le porte a decine di funzionalità utilissime (nella mia top 3: conto in banca svedese, Mobilt Bank-ID e il meraviglioso Swish), mi sono iscritta all’AIRE, ho ricevuto la carta d’identità svedese, ho fatto richiesta per iscrivermi a Försäkringskassan (che sarebbe l’equivalente svedese dell’INPS), e, recentissimamente, mi sono unita alla lunghissima coda per l’affitto di un appartamento a Stoccolma (sistema unico e molto particolare, magari scriverò un post al riguardo se mai l’argomento dovesse diventare rilevante). Al momento vivo ancora con il mio sambo presso l’appartamento di sua proprietà e non ho bisogno di andare a vivere altrove, ma dato che la prudenza non è mai troppa e trovare anche solo uno scantinato in affitto a Stoccolma è un’impresa titanica, direi che vale comunque la pena mettersi in coda (soprattutto considerando che costa solo 200 corone all’anno, ovvero poco meno di 20€).

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Lingua: quanto Svedese parlo dopo undici mesi dal mio arrivo? Talar jag svenska flytande än? 
Sicuramente molto più di prima. All’inizio pensavo di buttarmi sui corsi statali gratuiti (SFI), ma dopo l’arrivo di qualche stipendio e una volta comprovata la mia mancanza cronica di tempo (nonché le recensioni altalenanti su SFI), ho deciso che sarebbe stato meglio iscrivermi ai corsi serali di Folkuniversitetet. Ho iniziato da un livello B1 e mi sono trovata molto bene, quindi a Settembre cercherò di frequentare la seconda parte del corso per lo stesso livello (ce n’è anche una terza, ma magari ne riparliamo fra qualche altro mese e stipendio). Consiglio spassionato a tutti/e coloro che sono bloccati/e nel limbo del “Posso imparare da autodidatta, ho solo bisogno di un attimo libero”: quell’attimo non arriverà mai, quindi iscrivetevi a qualche tipo di corso, circolo, setta o quello che volete (basta che prendiate un qualche tipo di impegno) e amen. Fate un favore al vostro io futuro, il tempo scorre molto più velocemente di quanto possiate immaginare. Detto ciò, confermo che utilizzare Lagom lätt per coprire le basi (livelli A1-A2) da autodidatta è un ottimo investimento.

Varie ed eventuali personali: che altro è successo nella mia vita da expat?
Verso Febbraio scorso, nel bel mezzo della settimana lavorativa, ho perso un parente a me caro. Ho dovuto quindi prendere alla svelta tre giorni di vacanza e saltare sul primo volo disponibile il giorno seguente, indipendentemente da scali, costi, e tempi d’attesa. Col senno di poi, non mi è andata nemmeno tanto male, considerando che il costo del volo (prenotato il giorno prima) è stato comunque meno della metà di quanto ho speso per far visita alla mia famiglia nel periodo natalizio (vacanza prenotata con un mese e mezzo di anticipo!). So benissimo che questo non è altro che il primo di una lunga serie di eventi del genere, dato che, per forza di cose, situazioni come queste continueranno a ripetersi. La distanza in questi casi pesa davvero quanto un macigno, ma chiaramente non è nulla di inaspettato.

Durante le vacanze estive sono tornata per una settimana al paesello giù in Italia, portandomi dietro il mio sambo. Siamo miracolosamente riusciti a beccare l’unica settimana non afosa nell’intero mese di Luglio, cosa per cui sarò eternamente grata a chiunque gestisca il clima. Abbiamo per lo più cercato di visitare zone inesplorate della mia regione d’origine, ma senza troppe pretese (pranzo al sacco, borracce e scarpe comode l’hanno fatta da padrone). Per il resto, l’intera permanenza si potrebbe riassumere così: i miei genitori (che non spiccicano un’acca di Inglese) che cercano di offrire cibo al mio sambo, io che traduco l’offerta per la cinquantesima volta in un quarto d’ora, e il mio sambo che però ha già capito e cerca di declinare nel modo più gentile possibile. Insomma, una sempreverde rappresentazione dei rientri in patria con partner non Italiano.

Domani rientrerò in ufficio dalle vacanze estive (sigh), ma spero di poter continuare a fare altro nel tempo libero (principalmente lavorare sul mio Svedese e, perché no, scrivere qui un po’ più spesso).

Queste è il resoconto delle mie avventure fino a qui. Al prossimo aggiornamento!

“Se upp för dörrarna. Dörrarna stängs!”

Il gelo si è, infine, fatto vivo.

Nessun preavviso, nessun segno che potesse far trapelare la sciagura incombente. Semplicemente, da un giorno all’altro, le temperature sono passate dal fresco frizzantino di un’estate appena trascorsa alla glaciazione totale con la stessa delicatezza di un piccone. Sia chiaro: non è nevicato e non c’è stato ghiaccio reale da nessuna parte (non qui a Stoccolma, almeno), però vedere il termometro scendere così tanto durante la prima metà d’autunno è stato decisamente destabilizzante.

Meteo 4 Ottobre 2018

Non che mi aspettassi le stesse temperature che mi sono lasciata dietro in Italia. Questo cambio così repentino, però, pare abbia sorpreso tutti, Svedesi compresi. “Il clima sta cambiando, diventa sempre più imprevedibile!“, mi dicono. A farne le spese è, senza troppe sorprese, il sistema immunitario di più o meno tutti. Cercare di indovinare quali saranno le prossime vittime dell’influenza è ormai lo sport più popolare in ufficio: ogni giorno c’è sempre qualche nuovo assente, e le perdite sono diventate così copiose che il nostro CEO ha iniziato a regalare vitamina C e gel igienizzante per le mani a tutti quelli che gli capitano a tiro.

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Tra l’altro, il segno più eclatante di quanto anormali siano queste ondate di gelo improvviso è il freddo all’interno degli edifici pubblici (fatto salvo per supermercati ed esercizi commerciali). Per chi non lo sapesse, i paesi nordici sono famosi per il loro efficientissimo sistema di riscaldamento centralizzato: dal momento che le temperature possono subire cali vertiginosi e stazionare ai loro valori minimi per parecchio tempo, le città e i comuni sfruttano il calore in eccesso prodotto da vari impianti energetici per fornire acqua calda alle abitazioni e agli edifici pubblici tramite una rete di tubature sotterranee. Queste tubature sono collegate a dei radiatori, presenti all’interno di ogni struttura, i quali garantiscono una temperatura costante all’interno di tutti gli edifici una volta giunta la stagione fredda. All’interno dell’appartamento in cui vivo con il mio sambo, per esempio, la temperatura non scende mai al di sotto dei 24°C: indossiamo regolarmente indumenti estivi indipendentemente dalla stagione. Parte del successo si deve anche all’ottimo isolamento termico derivante dai materiali di costruzione.

A grandi linee, funziona più o meno così: il sistema centrale fornisce acqua calda tutto l’anno, ma sono i proprietari di ciascun immobile a decidere l’arco di tempo in cui usufruirne per riscaldare l’edificio (non ne sono del tutto sicura, ma credo che il resto finisca comunque nei rubinetti durante tutto il corso dell’anno). Va da sé che tutto ciò ha un costo (pagato dai proprietari degli immobili), motivo per cui questo magico sistema non entra mai in funzione prima che ce ne sia davvero bisogno. Ed ecco che qui entra in gioco il fattore sorpresa: le temperature sono calate a picco ben prima del solito, e se di norma è possibile indossare indumenti leggeri anche in pieno inverno (quando il riscaldamento è ormai attivo da un pezzo), stavolta non c’è nessun conforto termico che invogli la gente a lasciare a casa il maglione di lana. Poi, ovviamente, ci sono casi e casi: nell’appartamento in cui vivo il riscaldamento è già attivo, per cui, come già detto, posso girare in canotta e pantaloncini in tutta tranquillità; in ufficio, invece, il radiatori sono ancora freddi come il marmo, per cui sono costretta ad indossare strati su strati che neanche gli insaccati a Natale. Insomma: è uno sfortunato periodo di mezzo in cui non posso far altro che vestirmi come se stessi affrontando un inverno italiano (ovvero cercando di risparmiare sulla bolletta tenendo i termosifoni spenti), ma pare che debba durar poco.

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Per il resto, sono successe varie cose, nessuna delle quali dall’impatto particolarmente rivoluzionario: diverse persone, fra colleghi e conoscenti, mi hanno chiesto di contattarle nel caso in cui dovessi imbattermi in stanze o appartamenti in affitto; ho mangiato circa quattro kanelbullar (rotoli alla cannella, dolci tipici svedesi) in un giorno qualsiasi, salvo poi scoprire che era la data ufficiale del Kanelbullens Dag (4 Ottobre); mi sono ritrovata imbottigliata nella confusione generata dai ritardi derivanti da problemi tecnici alla metro (sembra incredibile, ma a volte succede anche qui!); sto iniziando a segmentare ed assorbire un po’ meglio le frasi che sento frequentemente sui mezzi pubblici o negli ascensori, sperando di padroneggiare un po’ meglio la lingua in un futuro non troppo lontano. La mia preferita finora dà il titolo a questo post e la si può sentire a circa ogni fermata della metro: “Se upp för dörrarna. Dörrarna stängs!” è un invito a prestare attenzione alle porte del treno al momento della chiusura. Questo mantra rassicurante viene pronunciato dalla persona alla guida del treno appena prima di rimettersi in marcia e scandisce, ormai, ogni singolo tratto della mia spola fra casa e lavoro.

Trängsel på röda linjen på T-centralen. Foto: Mariela Quintana Melin/Sveriges Radio

Varie ed eventuali: sviluppi due settimane dopo il trasferimento

Sono a Stoccolma da due settimane e questo è il modo in cui si sono evoluti gli eventi rispetto al post precedente:

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  • Personnummer: dopo aver prenotato un appuntamento online, riempito il modulo apposito ed essermi presentata in loco con tutti i documenti necessari, l’impiegata di turno a Skatteverket è giunta alla conclusione che la mia situazione non soddisfa ancora i requisiti necessari all’assegnazione del codice fiscale. Sebbene lei stessa abbia ammesso che potrei tentare in altro modo e fare domanda in qualità di convivente (sambo) di un cittadino svedese, mi ha vivamente consigliato di evitare la procedura (che pare possa portare fino a nove mesi di attesa prima di un responso) e semplicemente rimandare la questione a quando sarò in possesso di un contratto di lavoro definitivo. Dato che questa sembra essere davvero la via più rapida e sicura, aspetterò fino ad allora prima di presentare una nuova richiesta a Skatteverket.
    Per ora non sei nessuno, ma non preoccuparti: avrai il tuo personnummer!“, ha concluso l’impiegata a mo’ di rassicurazione. E quindi aspettiamo.

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  • Bagagli: con notevole ritardo rispetto alle stime iniziali di Eurosender, ho ricevuto le mie valigie giovedì della scorsa settimana. Il corriere ha avvisato del suo arrivo tramite SMS il giorno precedente, chiedendo conferma della disponibilità alla ricezione dei colli e dando la possibilità di concordare un giorno diverso qualora fossi stata impegnata. Una volta ricevuto il tutto, ho notato che una delle mie valigie era stata sottoposta a ispezione alla dogana. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che, al momento di richiudere la valigia, chiunque stesse effettuando l’ispezione ha deciso di cambiare il codice del lucchetto TSA senza scrivere la nuova combinazione da nessuna parte. Ovviamente, quando ho provato a sbloccare la chiusura con il codice da me scelto prima della spedizione, la valigia è rimasta chiusa. Inizialmente ho pensato che il lucchetto fosse del tutto fuori uso, dato che nessuna delle combinazioni “prevedibili” sembrava funzionare. 000? 123? 555? Nulla, tutto serrato. D’altro canto, “perché mai dovrebbero aver impostato un codice a casaccio senza motivo?”, pensavo. Tuttavia, col passare delle ore, ho iniziato a ritenere l’ipotesi sempre più plausibile. E così, armata di pazienza e buona volontà, ho iniziato a provare tutte le combinazioni possibili una dopo l’altra, riuscendo a spuntarla dopo 730 tentativi. Meglio tardi che mai, eh.

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  • Il clima è ancora pressoché equivalente a quello italiano: le temperature non scendono mai al di sotto dei 10°C né, d’altro canto, osano spingersi più in là dei 23. Il sole non mi ha ancora del tutto abbandonata, sebbene il groviglio di nuvole grigie in cielo sia pressoché onnipresente. Non so se debba aspettarmi ondate di freddo glaciale all’improvviso, ma al momento me la cavo piuttosto bene con semplici indumenti da mezza stagione e un ombrello. Vestirsi a cipolla è la strategia migliore, dato che permette di utilizzare vestiti leggeri all’interno degli edifici e coprirsi maggiormente per andare fuori. Le giornate si stanno accorciando visibilmente: il sole tramonta intorno alle 19:30 e la notte è finalmente buia. Nulla a che vedere con le luminosissime notti di Giugno, che mi hanno tenuta sveglia ben più di una volta nel periodo precedente al mio trasferimento definitivo.

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  • A partire dal 3 Settembre, ho iniziato a fare la spola fra casa e “lavoro“. Uso le virgolette perché al momento si tratta più di formazione propedeutica che un impiego vero e proprio, sebbene sia tutto fortemente impostato in modo pratico e professionale. I primi giorni sono stati particolarmente ardui sia per me che per i miei ventinove colleghi neoassunti: abituarsi ad un ambiente nuovo e dover trascorrere otto ore al giorno con degli sconosciuti è uno sforzo sociale davvero notevole. Se poi mettiamo in conto il fatto che ognuno di noi debba fronteggiare concetti mai visti prima collaborando con persone appena incontrate, il quadro si complica ulteriormente. Ci sono stati giorni in cui ho pensato: “Non posso proprio farcela, devo essere particolarmente stupida per sentirmi così alienata“. Poi però ho ricevuto il conforto dei colleghi, altrettanto dispersi nella marea di nuove informazioni, nonché quello dei vertici dell’azienda: insieme agli istruttori, hanno offerto da bere a tutti nel finesettimana, cosa che ha disteso gli animi e rinvigorito lo spirito. Il clima è molto familiare, anche per via del fatto che qui in Svezia l’uso di titoli e onorifici è davvero malvisto e dare del tu a tutti è la regola. Non metto in dubbio che possano sopraggiungere nuove difficoltà, ma la situazione sembra comunque positiva.

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  • La lingua richiesta dalla mia professione è l’Inglese, motivo per cui non ho ancora modo di esercitare il mio Svedese come si deve. Nulla mi impedisce di praticarlo con il mio sambo, ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi: avere a disposizione una lingua comune rende quasi automatico passare all’Inglese ogniqualvolta si presentano problemi di comprensione dall’una o l’altra parte. Senza personnummer non posso accedere ai corsi SFI, e al momento non ho ancora risorse sufficienti a pagarmi corsi privati. Di conseguenza, considerando tra l’altro il pochissimo tempo a disposizione, l’unica cosa che posso fare è ascoltare: origliare le conversazioni dei passanti, dei passeggeri sul treno e cercare di espormi quanto più possibile alla lingua parlata. Quando posso, ascolto le notizie in Svedese semplificato tramite l’app Sveriges Radio Play. Non mi aspetto progressi immediati, ma la buona volontà c’è tutta.

Questo è il resoconto delle mie avventure fino a qui. Domani è lunedì, il che significa iniziare una nuova settimana di lezioni/lavoro. Ho ancora molto da sistemare e pochissimo tempo per farlo: fra le tante incombenze, acquistare mobili più capienti è una di quelle che mi preme di più. Non vedo l’ora di sbarazzarmi delle valigie che stazionano ancora in giro per casa.